LE ORIGINI DI PIETRAFORTE

Quest’antico borgo appare per la prima volta citato nel 1094 parlando dei confini del castello di Ofiano. Successivamente, nel 1264 viene menzionato nel manoscritto Orsini nella Bolla riguardante la controversia fra i Vescovi della Sabina e l’Abate di santa Maria del Piano presso Pozzaglia, nella quale viene dichiarato il feudatario del castello di Pietraforte: Gentile, probabilmente un componente della famiglia Orsini.

Nel 1300 figura tra i castelli dipendenti dal comune di Tivoli e nel 1339 è confermato da Benedetto XII appartenente all’abbazia di Farfa. Successivamente nel 1364, viene affidato dalla suddetta Abbazia ai figli di Oddone di Collalto, Nicola e Iacopo, insieme ai castelli di Ofiano, Montorio, Petescia, Montaliano e le Ville di Sant’Agnese e Cervia. Nel 1467 viene dichiarato da Paolo II dominio temporale degli Orsini. Nella seconda metà del 1500 ne divengono proprietari i marchesi Castelli di Terni parenti degli Orsini, che lo vendettero nel 1612 al Principe Marcantonio Borghese erigendo il feudo a marchesato da Paolo V nel giugno del 1619, nello stesso anno fu ceduto come parte del prezzo del Castello di Morione a Odone di Palombara.

Questi nel 1639 fu autorizzato da Urbano VIII Barberini a vendere Pietraforte a Valerio Santacroce. Passato ai marchesi Maccarani, fu acquistato nel 1701 dal marchese Giacomo Ossoli, oriundo lombardo e nel 1817 il marchese Antonio Ossoli sotto il dominio napoleonico rinunciò ai suoi diritti feudali; il palazzo e alcuni possedimenti terrieri furono ereditati dai marchesi Carletti. L’antico palazzo marchesale, rimasto in stato di abbandono, fu modificato e utilizzato dagli abitanti del luogo per ricavarne abitazioni.

Nel novembre dello stesso anno, cioè nel periodo in cui lo Stato della Chiesa fu ristrutturato amministrativmente in virtù del decreto emanato dal Cardinale Consalvi, il paese divenne appodiato di Pozzaglia. Il numero dei suoi abitanti si aggirava intorno alle 252 unità. Nel 1853 Pietraforte aveva 290 anime; le famiglie erano 67 e vivevano in 65 case, sotto la Parrocchia di Santo Stefano. Unico spaccio la rivendita di sali e tabacchi. Vi era anche una mola a grano che apparteneva ai Morelli.